Se c’è un dato importante che le urne hanno fornito, questi è il trionfo di Silvio Berlusconi su tutti coloro i quali lo avevano dato per “morto e sepolto”. La sua discesa in campo ha dato al PDL lo slancio per rimontare, ed è la vera causa dei risultati di queste Elezioni Politiche. Il Partito Democratico di Bersani ha improntato una campagna elettorale volta ad amministrare l’ampio vantaggio che i sondaggi gli attribuivano, con la presunzione di chi è sicuro che vincerà a prescindere dalle sue azioni.

Il Centrodestra c’è, è vivo più che mai, e continuerà a dar battaglia, anche se adesso bisognerà capire cosa accadrà, perché è innegabile che, numeri alla mano, un qualsiasi Governo, a meno che non sia di larghe intese, sarebbe praticamente impossibilitato a portare avanti un programma degno di tale nome.Piaccia o no, i berlusconiani sono una forza ancora consistente in tutto il Paese, e Bersani non può, e non deve, trattarli con l’arroganza degli ultimi mesi: a meno che non voglia essere ostile nei confronti di un terzo degli italiani.

Il vero problema, sul quale oggi nessuno sembra volersi soffermare, è che milioni di italiani non hanno votato il PDL, ma Silvio Berlusconi: il Centrodestra si è cementificato attorno ad un uomo solo, si è fatto trascinare dal suo carisma e dalla sua forza, e ha lasciato tutto nelle mani del Cavaliere, senza condizioni; ciò ha delle conseguenze: se da un lato, sicuramente, avere un leader di tale spessore politico è sicuramente un vantaggio non di poco conto, dall’altro si deve fare i conti con la constatazione che, ad oggi, molto probabilmente, il Popolo della Libertà dipende totalmente ed indiscutibilmente solo dall’opera del Capo. L’unica presenza indispensabile è la sua, mentre quella di tutti gli altri serve solo numericamente: questo è ciò che emerge in prima analisi dal “miracolo di Berlusconi”.

A medio-lungo termine, questo è un handicap, uno svantaggio clamoroso, in quanto le nuove generazioni si distanziano da un sistema di questo tipo, anche se potrebbero/vorrebbero sostenere gli ideali di centrodestra: per ottenere linfa nuova, è necessaria una riorganizzazione dal punto di vista strutturale del PDL; il leader, deve fungere da guida e da “parafulmini” politico, ma la solidità del partito deriva dal lavoro solerte di tutti i suoi membri, la cui opera deve essere sfruttata in maniera intelligente, mostrando al popolo un blocco unito, organizzato, e compatto come l’acciaio. La forza dipende da questo, così come la sicurezza che si riesce a trasmettere ai cittadini.

Last but not least, il programma politico-economico deve essere ben articolato, e ancorato alle necessità di tutte le categorie sociali, in special modo a quelle del milioni di lavoratori e piccoli/medi imprenditori, che oggi sono con l’acqua alla gola, e rischiano di annegare: ciò non significa fare promesse di tipo populista, ma mostrare in maniera chiara un cammino che porti, passo dopo passo, al benessere collettivo. La bocciatura del “centrino” di Monti, in tal senso, parla da sola: l’era dei Governi sanguisuga deve finire.